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Il vino che compravano Donatello e Michelozzo: la storia del Castello di Nipozzano

Tra i vigneti della Valdisieve, il Castello di Nipozzano custodisce secoli di storia. Antichi documenti raccontano un legame sorprendente tra vino, commercio e Rinascimento fiorentino.

Il castello domina i vigneti della Valdisieve

Il castello domina i vigneti della Valdisieve - Okvaldisieve.it

Sulle colline della Valdisieve, un antico castello custodisce una storia che intreccia la viticoltura toscana con la vita culturale e commerciale della Firenze rinascimentale.

Tra le mura del Castello di Nipozzano e i vigneti che scendono verso Pelago, il passato emerge da documenti, scelte agricole e rapporti con la città. La famiglia Frescobaldi ha mantenuto vivo questo legame attraverso una produzione vinicola che attraversa i secoli. E proprio alcune testimonianze d’archivio raccontano un particolare poco conosciuto, capace di collegare queste colline a nomi fondamentali del Rinascimento.

Dalla fortezza di Firenze ai vigneti della Valdisieve

Il Castello di Nipozzano nasce attorno all’anno Mille come presidio a difesa del territorio fiorentino. La posizione non è casuale: domina un tratto collinare della Valdisieve, tra boschi, pendii asciutti e terreni che la vite conosce bene.

Il nome, secondo una tradizione locale ripresa anche dalla memoria della tenuta, verrebbe da “senza pozzo”, un riferimento alla poca acqua disponibile in zona. Un problema, certo, per chi viveva su quelle colline. Ma anche una condizione favorevole alla viticoltura: nei terreni ben drenati e poveri d’acqua, le radici scendono più in profondità.

Col passare dei secoli la fortezza è entrata nella storia dei Frescobaldi, famiglia fiorentina legata al commercio e al vino, fino a diventare una delle proprietà più note dell’area del Chianti Rufina.

Donatello, Michelozzo e quel vino nelle botteghe del Rinascimento

La parte più curiosa riguarda il rapporto tra il vino di Nipozzano e alcuni grandi nomi del Quattrocento fiorentino. Secondo la documentazione storica citata dai Frescobaldi, tra gli acquirenti ci sarebbero stati anche Donatello e Michelozzo Michelozzi, figure centrali dell’arte rinascimentale.

Il Chianti Rufina tra uva e vigneti

Il Chianti Rufina tra uva e vigneti – Okvaldisieve.it

Donatello, autore del celebre David in bronzo oggi al Museo Nazionale del Bargello, viveva dentro una rete fitta di botteghe, commesse e rapporti economici. Michelozzo, architetto e scultore, lavorò per alcune delle famiglie più importanti di Firenze. In quel mondo il vino non era un dettaglio: stava sulle tavole, accompagnava incontri, scambi, pagamenti.

Gli archivi familiari dei Frescobaldi conservano tracce di rapporti commerciali con botteghe artistiche e ambienti cittadini, compresi quelli legati a Brunelleschi. Era, raccontano quelle carte, un prodotto richiesto. Non solo vino di campagna, dunque, ma una presenza vera nella vita sociale ed economica della Firenze rinascimentale.

Dai vitigni francesi dell’Ottocento alle etichette simbolo dei Frescobaldi

Un passaggio decisivo arriva nel 1855, quando Vittorio Frescobaldi spese 1.000 fiorini d’argento per portare nella tenuta vitigni allora poco diffusi in Toscana: Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot. Fu una scelta di ricerca, in anni in cui la produzione locale restava ancora molto legata ai vitigni tradizionali.

Da quella strada nascerà molto più tardi anche il Mormoreto, prodotto da vigneti piantati nel 1976 e diventato una delle etichette simbolo della tenuta. Oggi a Nipozzano restano centrali anche il Nipozzano Riserva, Chianti Rufina DOCG, e il Montesodi, ottenuto da uve Sangiovese selezionate.

Il castello si può visitare su prenotazione, con percorsi in cantina e degustazioni. Ma il cuore della storia è un altro: in quelle bottiglie continua una vicenda lunga quasi mille anni, passata dalle mura difensive alle tavole delle botteghe rinascimentali, fino alla produzione di oggi dei Frescobaldi.

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