OK!Valdisieve

Cosa fare?

Approfondimento a cura di Marco Nardini

  • 69
Che fare Che fare © NN
Font +:
Stampa Commenta

La volta scorsa, delle tre domande fondamentali (cosa possiamo conoscere, cosa possiamo sperare, cosa dobbiamo fare?) ho posto l’attenzione sulla terza. Ora vorrei sviluppare quell’argomento, per quanto consentito dai limiti miei e da questa modalità di comunicazione. Cosa fare? Per tutti i ragionevoli la risposta è fare la cosa giusta. Essere giusti. Agire con giustizia. Ma qual è la cosa giusta? In cosa consiste la giustizia? Finché restiamo nell’ambito del dovere, nel normativo, non avremo mai una risposta pienamente e stabilmente soddisfacente. Il punto di vista individuale, soggettivo è necessariamente relativo, o non sarebbe. Di contro però non si prescinde dal relativismo. Senza relativismo niente umanità.

Il problema va quindi risolto nell’adeguata convivenza fra il relativismo e la propensione ad andare oltre, verso valori che possano essere rappresentati sempre e per tutti.

Dobbiamo quindi fare uno sforzo e non fermarsi ai giudizi concreti per tendere al giudicare ideale.

E’ probabile che neppure questo sforzo consenta a noi esseri finiti di raggiungere l’ideale assoluto, che in quanto assoluto è infinito.

E’ comunque uno sforzo che ci farebbe avvicinare quanto più possibile, migliorare di molto.

L’etica umana comprende: il generato (caotico, contingente) e il generante (quieto, necessario).

Il generato è tutte le possibilità degli accadimenti. Il generante è la vocazione, il perché del caotico.

Ogni sistema di valori, ogni giusto, che si fermi al caotico, al normativo, perde l’opportunità di ambire a cogliere la pienezza della vita, che è fatta sì di caotico ma è fatta anche, e forse soprattutto del quieto necessario.

Che a tutt’oggi nessuno sia arrivato al generante e che il generante sembri per sempre e comunque irraggiungibile, non sminuisce per nulla il fatto che la pienezza della vita comprenda la ricerca del generante.

Se sia possibile avere consapevolezza dei valori assoluti, nessuno può dire.

Certo è che chi non cerca non trova.

La vita di oggi rinuncia alla calma, alla pacatezza tipica dell’assoluto, dell’infinito. E’ vita inquieta.

L’inquietudine, nella ricerca del sensazionale, affievolisce il sentimento del valore.

E qui va ripetuta la domanda: cosa fare? E’ più opportuno contrastare questo processo oppure lasciare che la rovina giunga fino al fondo della china, processo che normalmente genera una vivace risalita? Ogni decadenza contiene in sé il seme della sana rinascita.  

Lascia un commento
stai rispondendo a