Tamponi solo per i vaccinati. La farmacia di Pelago si difende

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visibility597 - venerdì 03 dicembre 2021
di Redazione OK!Valdisieve
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Farmacia di Pelago
Farmacia di Pelago © Farmacia di Pelago

Una scelta che ha destato numerose critiche e che è salita alla ribalta nazionale quella della farmacia di Pelago, che nei giorni scorsi aveva deciso di continuare a garantire il servizio di tamponi anti Covid-19 esclusivamente alle persone vaccinate. 

Oggi è arrivata la pronta risposta dell'esercizio commerciale, che ha pubblicato un lungo comunicato sulla propria pagina Facebook. Di seguito il testo integrale. 

"Pelago è un piccolo paese della montagna fiorentina, fuori da vie di comunicazione. Siamo circa un migliaio di abitanti, tra i quali c’è una più che ragguardevole presenza di anziani. Questa è l’unica farmacia del paese, ed è ovviamente una piccola farmacia: circa 26 mq di area di vendita, compresi banco e retrobanco; a servire il pubblico siamo io e la mia collega.

Abbiamo fatto tamponi fin da marzo 2021 perché ho ritenuto importante consentire alle persone della comunità nella quale vivo e lavoro di poter controllare agevolmente il proprio stato di salute semplicemente entrando nella farmacia abituale. Successivamente c’è stato un certo snaturamento del tampone, che da strumento di screening immediato, finalizzato all’ottenimento di un referto in grado di escludere un contagio o di far partire nel più breve tempo possibile una eventuale terapia, è diventato da metà ottobre Green Pass, una specie di adempimento burocratico-sanitario per mettere le persone in condizione di lavorare e, fino a pochi giorni fa, di svagarsi.

Quella di affidare alle farmacie il compito di fare tamponi per uso Green Pass è stata sicuramente una decisione sensata: dovendo soddisfare le esigenze di molte persone senza creare assembramenti, è stato logico far cadere la scelta sulle farmacie (numerose, ben distribuite e con personale in grado di eseguire il compito).

Ma non tutte le farmacie sono in grado di reggere lo stesso tipo di impatto: qui siamo passati da una decina di tamponi alla settimana, a una quindicina *al giorno*, e questo incremento è stato dovuto unicamente a persone non vaccinate che in questa farmacia non si erano mai viste prima, e che dalla metà di ottobre hanno saturato tutti i posti disponibili sul servizio di prenotazioni online della farmacia prenotando tamponi ogni 48 ore fino a dicembre.

A causa delle restrizioni anti-CoViD, qui può entrare solo chi viene servito, gli altri aspettano in coda fuori. Ma se io sono a fare tamponi dalla mattina alla sera, rimane al banco a servire le persone di Pelago solo la mia collega, col risultato che l’attesa fuori può prolungarsi in modo inaccettabile. Come detto sopra, qui ci sono molti anziani, e non siamo in città, dove se davanti ad una farmacia c’è la coda magari ce n’è un’altra 400 metri più in là dove coda non c’è. Qui la farmacia più vicina è a 7 km, e bisogna farli in auto, visto che i trasporti pubblici non brillano certo per la frequenza delle corse. Aggiungiamoci pure che le condizioni meteo non sono più quelle di ottobre, e che stiamo andando verso la stagione dell’influenza.

Non potendo accettare che persone alle quali è dovuta maggiore attenzione (anziani, spesso donne vedove), che fanno parte della mia comunità e delle quali da ormai più di venticinque anni mi occupo con dedizione e assiduità venissero discriminate a favore di persone esterne a questa comunità, nella maggior parte dei casi giovani e automunite, e non potendo accettare neanche che i cittadini di Pelago non potessero fare un tampone “per uso sanitario”, giusto per sapere se poter lasciare in sicurezza il bambino ai nonni, o se il positivo in classe o nello spogliatoio aveva o no contagiato altre persone (vista l’impossibilità di prenotare posti già saturati), ho ritenuto mio dovere porre un freno ad un fattore (il numero eccessivo di tamponi fatti a persone non vaccinate a scopo Green Pass) che stava compromettendo la qualità del servizio farmaceutico.

Il post che mi ha attirato addosso le ire delle reti no-vax di mezza Italia (ho ricevuto telefonate minacciose da Padova, da La Spezia, da Roma…) e addirittura di un assessore regionale, sarà probabilmente stato scritto in modo frettoloso e non accuratamente dettagliato, ma nasce esattamente da queste considerazioni".

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