Pontassieve

Prima di chiamarsi Pontassieve si chiamava Castel Sant’Angelo: cosa resta del castello sulla Sieve

Prima di diventare Pontassieve, il paese aveva un altro nome e un'importante funzione difensiva. Tra antiche porte, torri e vicoli, il centro storico conserva testimonianze sorprendenti del suo passato medievale.

Il ponte medievale sulla Sieve e il centro storico di Pontassieve

Il ponte medievale sulla Sieve e il centro storico di Pontassieve - Okvaldisieve.it

Prima di diventare la cittadina che conosciamo oggi, Pontassieve custodiva un’identità diversa, nata tra esigenze militari e trasformazioni che hanno segnato la Valdisieve.

Dietro il nome attuale si nasconde una storia iniziata nel Trecento, quando Firenze rafforzava il controllo sulle vie che attraversavano la valle. Alcune tracce medievali resistono ancora nel centro abitato, anche se spesso passano inosservate. Tra porte antiche, mura inglobate nelle case e strade che hanno cambiato aspetto, il passato del paese racconta molto più di quanto sembri.

Castel Sant’Angelo, la fortezza voluta da Firenze nel 1356

La nascita di Castel Sant’Angelo risale agli ultimi mesi del 1356. Firenze, in quegli anni, stava rafforzando i suoi punti di controllo nel contado e lungo le strade più delicate. La nuova “terra murata” doveva sorvegliare la Val di Sieve, proteggere la popolazione e presidiare un passaggio importante tra Firenze, l’Aretino, il Casentino, il Mugello e la Romagna.

Il nome, secondo le ricostruzioni storiche locali, veniva con ogni probabilità dalla vicina chiesa di Sant’Angelo, già allora punto di riferimento religioso e territoriale. I lavori partirono nel 1357 e proseguirono, tra interruzioni e riprese, fino al 1381, quando mura, merli, porte e torri risultano completati.

Vista dall’alto, la fortezza aveva una pianta irregolare, quasi a goccia: circa un chilometro di cinta, mura alte almeno cinque metri, quattro porte e nove torri di guardia. Non un semplice borgo fortificato, ma un vero presidio militare.

Dal ponte al mercato del mercoledì: così cambiò il nome del paese

A cambiare davvero la storia del luogo fu il ponte sulla Sieve. Era così importante da finire, col tempo, per oscurare il nome originario. Castel Sant’Angelo diventò Ponte a Sieve, poi Pontassieve, perché da lì passavano uomini, animali, merci e notizie diretti verso l’entroterra toscano e oltr

Scorcio storico di Pontassieve tra mura medievali e antiche abitazioni

Scorcio storico di Pontassieve tra mura medievali e antiche abitazioni – Okvaldisieve.it

Nel giugno del 1399, per favorire la crescita del nuovo centro, Firenze concesse un mercato settimanale di cereali, bestiame e altri prodotti. Si teneva il mercoledì, lo stesso giorno in cui ancora oggi si svolge il mercato principale del paese. Non è un dettaglio marginale: è una continuità che attraversa più di sei secoli.

Il ponte attuale, conosciuto come Ponte Mediceo, risale invece alla metà del Cinquecento. Lo volle Cosimo I de’ Medici dopo che la piena del 1547 aveva distrutto l’attraversamento precedente. Fuori dalla Porta Aretina, verso il fiume, intanto si sviluppò un borgo legato al piccolo insediamento sulla riva, il Burgus Pontis Sevis, documentato già prima della costruzione della fortezza.

Porte, mura e torri: cosa resta oggi del castello sulla Sieve

Delle quattro porte medievali di Pontassieve ne restano tre, anche se il tempo e gli usi le hanno cambiate profondamente. La Porta a Sieve, detta anche Porta Filicaia, conserva soprattutto l’arco, ma mantiene il dislivello originario, superato ancora oggi con una scalinata ripida che fa intuire bene l’andamento antico del terreno. Il secondo nome rimanda alla famiglia da Filicaia, che nel Cinquecento ottenne la torre e la trasformò in abitazione.

La Porta Fiorentina, ingresso per chi arrivava da Firenze, era difesa da un fossato e forse da un ponte levatoio in legno; nei secoli è stata più volte modificata, fino alla cessione della torre a privati all’inizio dell’Ottocento. La quarta, la Porta del Capitano, si trovava a nord: già in rovina, fu demolita nei primi anni del XIX secolo.

La più riconoscibile resta la Porta Aretina, oggi chiamata da tutti Torre dell’Orologio: è in pietra, alta 24 metri, e conserva ancora i beccatelli da cui i difensori potevano colpire gli assalitori. C’è anche un particolare che sfugge facilmente: la strada sotto la torre un tempo era molto più ripida. Nel 1788, con i lavori della nuova strada Casentinese, la soglia della porta fu abbassata di quasi tre metri. Dal Settecento, persa la funzione militare, torri e mura finirono dentro le case, furono abbassate o demolite. Poi arrivarono anche i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Eppure, tra Porta Filicaia, Porta Fiorentina e Torre dell’Orologio, il vecchio castello sulla Sieve si legge ancora. A frammenti, certo. Ma c’è.

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