Nel cuore della Valdisieve medievale, un antico castello fu teatro di uno scontro tra potenti famiglie, in un periodo segnato da rivalità e interessi territoriali.
La vicenda risale al settembre del 1353 e coinvolge una rocca situata nel territorio dell’attuale Comune di Londa, lungo le vie che collegavano Firenze al Casentino. Dietro le mura di Vicorati si intrecciarono antichi diritti feudali, difficoltà economiche e ambizioni politiche. Una storia conservata nelle cronache di Matteo Villani, che racconta quanto fosse fragile il controllo di quei territori nel Trecento.
Vicorati, il castello conteso tra Valdisieve e Casentino
Il castello di Vicorati sorgeva nell’area dell’attuale Comune di Londa, sopra la valle del torrente Moscia. Nel Medioevo quella posizione contava eccome: da quelle alture si controllavano passaggi, strade e collegamenti verso il Casentino.
Non era soltanto una dimora fortificata, ma uno dei presidi con cui i Conti Guidi tenevano salda la loro presenza nella zona, dentro l’area storicamente legata alla Contea del Pozzo. Le prime tracce nei documenti risalgono al 1164, quando l’imperatore Federico Barbarossa confermò al conte Guido Guerra possessi e diritti, compreso Vicorati.
Da lì passava anche una strada che, attraverso Londa, San Leolino e il passo della Croce ai Mori, portava verso Stia. Un percorso faticoso, di crinale. Ma tutt’altro che secondario.
La vendita ai Bardi e l’occasione che i Guidi aspettavano
Nel Trecento il potere dei Guidi iniziò a scricchiolare. Pesavano i debiti, pesavano le difficoltà economiche accumulate dalla famiglia comitale. Così, nel 1337, il castello di Vicorati, insieme a quello del Pozzo e ai territori della contea, fu venduto a Piero di Gualterotto de’ Bardi, mercante e banchiere fiorentino.
La proprietà passò poi ad Andrea di Filippozzo de’ Bardi, membro di una delle famiglie più forti della Firenze mercantile. Ma la vendita non chiuse davvero la partita. I vecchi signori continuarono a guardare a quelle terre come a cosa loro.
Il contrasto rimase lì, sotto la cenere, fino al 1353, quando Andrea fu bandito dal Comune di Firenze con l’accusa di maleficio. Per i Guidi era l’occasione giusta: un uomo politicamente isolato, dentro un castello ancora conteso. Una possibilità difficile da lasciarsi sfuggire.

Le spie aprono il portone agli assalitori – Okvaldisieve.it
L’assalto nella notte, la torre e l’ordine arrivato da Firenze
Secondo Matteo Villani, in una notte di settembre il conte Guido da Battifolle radunò uomini armati insieme a quelli del conte Roberto e mosse verso Vicorati. L’azione era stata preparata. Alcune persone già dentro il castello, indicate dalla cronaca come complici o spie, si erano accordate con gli assalitori e permisero loro di superare la prima cinta senza una vera resistenza.
Andrea de’ Bardi e alcuni fratelli si chiusero allora nella torre centrale, mentre gli uomini dei Guidi prendevano il controllo delle mura esterne. La situazione precipitò in fretta. Villani racconta che il conte fece portare strumenti per abbattere la torre: non era una minaccia di facciata.
Andrea, però, riuscì a far arrivare la notizia a Firenze. E la risposta del Comune cambiò tutto. Nonostante il bando, la città intervenne per difendere i propri interessi e ordinò ai Conti Guidi di fermarsi. In gioco c’era la sorte dei Bardi, certo. Ma soprattutto il controllo di un territorio che Firenze non voleva vedere tornare nelle mani dei vecchi signori feudali.






