Ex 'Ceramiche Brunelleschi'. Cosa decretò negli anni la morte della fabbrica ?

Redazione Nuova Brunelleschi
visibility471 - OkValdisieve - sabato 25 luglio 2020
Brunelleschi nel 2012, anno del fallimento
Brunelleschi nel 2012, anno del fallimento © Nuova Brunelleschi

Continua il viaggio di Ol!Valdisieve fra passato e futuro dell'area dismessa della ex "Ceramiche Brunelleschi" nell'abitato di Sieci (Comune di Pontassieve).

'Passato' ovvero la storia di quelle mura che hanno decretato la nascita non solo dal punto di vista economico ma anche sociale di Sieci e dell'intera Valdisieve già dal 700. 'Futuro' nel racconto di un possibile progetto di recupero dell'area, il progetto "Nuova Brunelleschi" ( www.nuovabrunelleschi.com ).

Per quanto riguarda una sintesi sul progetto di recupero, il percorso partecipativo sta andando bene. Continuano ad arrivare feedback e consigli e privati e commercianti stanno continuando ad aderire versando una propria quota per rendere possibile l'acquisto dell'area all'asta di Settembre da parte della Cooperativa "Sieci Nuova".

Continuano anche le riprese di Ok!Valdisieve per la video-rubrica sul tema in uscita sul giornale ogni lunedì. Vi avevamo anticipato negli scorsi articoli di un interessamente da parte di alcuni imprenditori del Centro America e Caraibi e nel prossimo video ve li presenteremo con delle interviste

Ci teniamo però, come riportato nell'introduzione di questo pezzo, a dedicare anche il giusto spazio con alcuni aneddoti dal passato alla storia di questa fabbrica che ha segnato un periodo di fiorente economia. Oggi parleremo, tuttavia, del suo periodo più nero ovvero quello degli anni in cui la "Ceramiche Brunelleschi" ha decretato la sua morte:

"LE CERAMICHE BRUNELLESCHI DA UNA POSSIBILE RINASCITA AL FALLIMENTO

Nel 1976 si registra una forte crisi del mercato del grès smaltato, tale da indirizzare la vecchia proprietà a una completa revisione aziendale, con un cambiamento radicale del tipo di produzione.

In questo momento interviene la società “Ceramiche Brunelleschi” che riorganizza il vecchio impianto e inizia la produzione del cotto forte smaltato. Lo spostamento del ciclo produttivo nei nuovi capannoni, già iniziato nel dopoguerra, implicò l’abbandono delle costruzioni storiche, con un loro conseguente progressivo deterioramento fino a giungere auna situazione di completa inagibilità.

A causa della forte speculazione edilizia sull’area, la mala gestione dello stabilimento e gli alti debiti ci si avviò a una crisi fallimentare dell’azienda che portò gli ultimi 34 dipendenti alla cassa integrazione.

La fabbrica dopo il fallimento del 2011 chiude definitivamente i battenti nel 2012, portando il complesso ad un lento degrado fino alla completa fatiscenza che vediamo nei giorni nostri."

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