“Volevo andare verso Milano per iniziare una nuova vita da studentessa ma non mi sarei mai aspettata tutto questo”. E’ così che inizia il racconto di una ragazza della Valdisieve, domiciliata ormai da qualche mese nella residenza studentesca di Lodi. “Sono anni che in questo posto non succedeva niente, arrivo io e sembra un film fantascientifico. Una situazione surreale”.
E’ proprio Lodi infatti una delle terre focolaio del Covid 19, meglio conosciuto come Coronavirus. “Sono in una stanza di 10 mq con altre tre ragazze, non sappiamo – spiega la ragazza – come muoverci e cosa fare in una simile situazione. A differenza di cosa dicono, nessuno ha dato indicazioni precise eccetto l’evitare di uscire se non in situazioni di estrema necessità. Abbiamo cercato di chiamare senza riuscita molte volte il numero che la Protezione Civile ci ha lasciato nella buca delle lettere, abbiamo bisogno di metterci in contatto con qualcuno perché vorremmo fare dei tamponi per essere sicure, soprattutto per una nostra amica che ha qualche linea di febbre. La linea telefonica è intasata, ti mettono in attesa e poi non riesci a parlare con nessuno.”
Lodi è deserta e per strada ci sono solo ambulanze, Carabinieri e qualche auto. A pochi chilometri di distanza Codogno, uno dei Comuni con il maggior numero di contagi. “Non ce la sentiamo – spiega la ragazza – neanche di andare a fare la spesa per Lodi, a Codogno infatti sono stati chiusi anche tutti i supermercati e molti di quel Comune vengono qua e la cosa ci preoccupa. Fino a sabato potevamo contare sui fattorini ma adesso non arrivano neanche loro, dovrò farmi spedire qualcosa da casa”.
E’ proprio casa che a questi ragazzi in una situazione simile manca estremamente, vorrebbero sostegno dei propri genitori ma non è possibile. “A mia madre – spiega – ho alleggerito la situazione, non le ho raccontato esattamente quale è e mia sorella sta facendo di tutto perché guardi meno possibile il telegiornale. Durante la mia prima telefonata, mi ha subito detto, come qualsiasi mamma vorrebbe, che vorrebbe che tornassi a casa ma non sarebbe giusto e non lo farei mai. Prima di me ci sono gli altri, non possiamo essere egoisti in una situazione simile”.
Alla risposta alla mia domanda “Scusami, e come potresti tornare?” rimango basita. “A dispetto di quello che credete, modi per entrare e uscire dai territori focolaio ci sono. In automobile non ci sono problemi, l’acquisto dei biglietti dei treni è bloccato online ma i treni dalle stazioni partono ancora ed i voli idem. Siamo in un isolamento forzato ma non è impossibile andarsene, se vuoi andare il modo a rischio tuo, ma soprattutto degli altri, lo trovi. So di gente che lo ha fatto, qualcuna rientrata nel paese di origine è stata individuata subito e posta in quarantena…ma altri chi lo sa?”.






