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I 103 anni di amore di Lina... ripercorsi in una poesia e l'addio dell'Arma di San Godenzo/LA POESIA

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Quaderno - Poesia Quaderno - Poesia © Pixabay
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Si terrà oggi, 11 maggio, alle 17.00 nella Basilica di San Godenzo, il funerale di Lina Massai ved. Neri, venuta a mancare nella giornata di ieri, come anticipato dal nostro giornale (Leggi qui l'articolo di ieri) . Il funerale, in forma ristretta, prevede la partecipazione dei familiari, nel numero massimo di 15 persone.

Lina, ha vissuto la sua vita fino all’ultimo, come ricordano le persone che le sono state vicine. A novembre aveva compiuto 103 anni e anche durante i festeggiamenti era lucida e la solita di sempre.

E’ stata messa la bandiera a lutto dall’Associazione dei Carabinieri in congedo per ricordare a tutti la storia di questa donna centenaria. “La Lina, oltre ad essere la più anziana del Comune, era la vedova dell’Appuntato dei Carabinieri Paolo Neri al quale è intitolata la locale Sezione dell’A.N.C. di San Godenzo nonché il monumento situato nei giardini pubblici di fronte alla locale Caserma”, ricorda Cleto Zanetti, Assessore del Comune di San Godenzo e Presidente della Locale Associazione dei Carabinieri. “La Lina era un simbolo per tutti, di longevità ma anche di dolore e tenacità. Durante l’ultimo periodo bellico perse il marito in Macedonia (ex Jugoslavia), un figlio di un anno a Tredozio (FC) durante lo sfollamento da San Godenzo e rimase gravemente ferita in un bombardamento aereo tanto che una gamba gli venne amputata. Per tutti noi la Lina rappresentava il simbolo di una famiglia ferita nel corpo e nell’anima dall’assurdità della guerra”.

Per ricordare la storia di Lina e unirsi al dolore della famiglia, Ok!Valdisieve pubblica la poesia che la Consigliera Lucia Baroncelli scrisse, come dono da parte dell’Auser di San Godenzo, al compimento del centesimo anno di età della vedova Neri nel 2017:

"L’11 Novembre 1917 alle ore 22.00 esatte
nacque a San Godenzo, nel Fondo dove vi era la sua abitazione
una bambina piccolina: Lina era il suo nome per la precisione!

Laggiù c'era la prima centrale elettrica, dal babbo Massai Emilio gestita
così, la corrente a tutti era fornita!
Lina era la terza figlia di Angiola Parronchi
che con tutti quei figli necessitava di quattrocchi!

La nostra Lina a circa 12 anni con l'Affortunati Annita imparò il cucito:
da quel giorno ditale, ago e filo sempre al dito.
Crebbe, crebbe tra i prati e fiori della campagna
a due passi dalla Romagna!

Un bel giorno da ragazzina il fascino della divisa la colpì:
era un ragazzo di Arezzo, che passava proprio di lì!
Il suo nome era Paolo Neri
faceva parte dell'Arma dei Carabinieri,
e alla villa San Rossore lavorava come guardiano
il loro divenne un amore spesso lontano..
Finalmente il 5 ottobre del 1939 si sposarono
e presto con il primo figlio, Carlo, il matrimonio coronarono.
A Siena la giovane famiglia prese residenza
per il trasferimento qui del marito ne fu la conseguenza.

Correva l'anno 1941 caratterizzato da bombe e spari e fu la fine del vivere quieto dei militari.
Anche Paolo fu richiamato alle armi:
in Jugoslavia era periodo di allarmi!

Qualche licenza riusciva a guadagnare
ma presto presto a rapporto doveva tornare...
Lina era triste. Dietro il figlio piccolo si consolava,
quando il secondo scoprì che aspettava.

Sola non poteva fare
e a casa sua a San Godenzo dovette tornare.

Quando la guerra scoppiò, a Rocca San Casciano la sua famiglia sfollò,
credevano di vivere più tranquillamente
ma presto accadde un brutto incidente:
una bomba scoppiò e la gamba destra di Lina prese
trasformandosi in una di quelle brutte sorprese....

Fortunatamente c'era lì accanto a lei un tedesco anche lui ferito
e i medici nel trovar lui presero anche lei, oh che onore inavvertito!

“I guai non vengono mai da soli” come dice il detto,
ed il piccolo di casa, Giampaolo, per una broncopolmonite a S. Godenzo gli fece un brutto scherzetto.
Lei di tutto questo era allo scuro, poiché sempre all'ospedale si trovava
e non sapeva che una volta a casa una brutta notizia l'aspettava...

Queste sono cose che a quei tempi succedevano di sovente
poiché la medicina non era come oggi e non aveva cure per tutto attente...

La vita va avanti, e la sua fede in questo l'ha aiutata molto
ed ogni gioia e dolore si leggon sul suo volto.
Quando le racconta tutt'oggi con gli occhi di chi ha vissuto per un secolo
scampando e superando ogni pericolo...

Del marito non seppe più nulla fino a quando
non le dissero che era morto in guerra operando;
San Godenzo non lo ha dimenticato e al monumento nel giardino
per la festa dell'arma, in molti fan l'inchino!

Questa donna forte, la sua vita continuò altresì
e con la sorella un bar a San Godenzo aprì
per mandare il figlio Carlo a studiare in un collegio privato
e farlo venir su il più possibile educato...
La sua sorella Luisa è stata la sua spalla
nei momenti belli e in quelli in cui la stabilità un po' traballa.

Un merito va anche al marito di Luisa
che da padre ha fatto al figlio, quando dal suo purtroppo fu divisa...

Insieme le sorelle hanno vissuto
fino a quando il Signore ha voluto...

Oggi è circondata dall'amore dei suoi nipoti
che diversi avvenimenti potrebbero render noti.
Tra questi c'è questo che ci dice Raffaele e che intitola “Tazza di latte”:
quando era piccolo e tornava a casa con gli amici dopo le serate fatte,
la nonna era sempre pronta a preparar del latte nella tazze.
Era il suo modo di fare carezze...

Beh, dopo aver raccontato ciò che la sua storia riguarda
la vita va accettata perché è così, un po' beffarda..

Oggi ha 100 anni e per la sua salute
ci si metterebbe la firma tutti... non si discute!
la sua forza e la sua dolcezza ancora nei suoi occhioni si nota
tipici di una una donna coraggiosa e devota!

Questo è il suo giorno e con tutti i cari festeggerà
e questa filastrocca ascoltar potrà.

Tanti auguri ed un abbraccio con tutto il cuore
che questa giornata sia piena di gioia e amore!"


A ripercorrere la storia della famiglia Neri e di Lina, Cleto Zanetti che una quindicina di anni fa è partito da una cartolina che Paolo Neri aveva spedito alla famiglia durante la prigionia in Iugoslavia, per fare una ricerca sugli ultimi anni della sua vita. Unico pezzo di carta rimasto, firmato con uno pseudonimo, dopodiché di Paolo, non erano arrivate altre notizie fino alla fine della guerra quando fu classificato tra le persone scomparse, non pervenute.

“Anche le ricerche delle sorti del marito nella Ex Jugoslavia sono frutto di un percorso difficile ed irto di ostacoli dovuti ai tanti anni trascorsi e all’ampiezza della zona di ricerca. Partendo da una cartolina della Croce Rossa proveniente da una località che oggi ha un altro nome e grazie alla collaborazione di un funzionario dell’Ambasciata Italiana a Skopie, Silvano Gallon, dopo molto tempo, si è giunti all’individuazione del Campo di Concentramento n. 401 di Demyrkapia (Macedonia), dove erano imprigionati in baracche molti prigionieri italiani dediti a lavori sulla ferrovia.”, racconta Zanetti.

Grazie a questa lunga ricerca, si è potuto aggiornare la scheda anagrafica di Paolo Neri, inserendo la morte dell’Appuntato. “Ulteriori ricerche negli archivi e testimonianze raccolte dai pochi superstiti in diverse Regioni d’Italia, hanno poi gettato finalmente luce ai fatti che portarono poi il Neri alla morte in un disperato tentativo di fuga dal campo insieme a due compagni di sventura. L’Arma dei Carabinieri è colma di nomi di eroi al quale intitolare la nostra Sezione – conclude Zanetti - ma noi invece abbiamo voluto scegliere Lui l’App. Paolo Neri, eroe umile e sconosciuto. A Lui sul monumento abbiamo voluto mettere una scritta presente a Redipuglia : “ Modesti ignoti eroi, vittime oscure e grandi”.”- conclude il Presidente della Locale Associazione dei Carabinieri.


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