Pontassieve

La bella lettera della vigilessa Fabiola, al servizio dei cittadini nonostante tutto

Vigilessa del Corpo Municipale Arno-Sieve Fabiola Ferrara

Dopo la bella storia di umanità da parte delle forze dell’ordine di Pontassieve raccontata ieri (25 marzo 2020) dal nostro giornale (Leggi qui), giunge alla redazione un’ emozionante lettera da parte della vigilessa del Corpo di polizia municipale Arno-Sieve Fabiola Ferrara rivolta a tutti i cittadini che ogni giorno, anche in questa surreale situazione di emergenza, incontra per le strade. Ve la riportiamo di seguente:

“Prestare sevizio in un Comando di Polizia Municipale di una piccola Città qualche volta è come lavorare in un Circo, dove chi ti vende il biglietto poi è lo stesso che ti accompagna al posto assegnato, poi ti fotografa con la scimmietta e poi lo rivedi a domare le tigri. Così mi potete trovare all’orario delle scuole a fare attraversare i bambini in sicurezza sulle strisce pedonali, poi a fischiare per liberare un incrocio, con la rotella metrica a fare il rilievo di un incidente e infine, magari, chi è con la paletta alzata in mezzo all’ingorgo? …sempre io..

Per scherzare qualche volta dico che ogni anno ci fanno il vaccino contro gli improperi, perché accanto a quei cittadini che ci ringraziano per come svolgiamo il nostro servizio ci sono molti di più che ci vedrebbero volentieri solo col binocolo, oppure ci vorrebbero vedere di più , ma a multare gli altri…perché si sa, a nessuno fa piacere essere richiamato a rispettare le regole, e tendiamo ad essere tanto indulgenti verso noi stessi quanto pignoli e intransigenti nei confronti degli altri.

Questo ciclone che ci ha travolto all’improvviso e che si chiama Covid-19, da un giorno all’altro ha cambiato le nostre vite : all’inizio eravamo scettici, avevamo notizie contrastanti perfino da parte degli Organi Istituzionali e dai medici stessi. Rimbalzavamo dal minimizzare al terrorizzarci, e le prime regole stringenti ci sembravano un’ offesa alla nostra libertà individuale: la macchina di pattuglia che avanzava lentamente con quel messaggio ripetuto al megafono una volta, un’altra volta, un’altra volta ancora ,

in uno scenario surreale di strade senza traffico e giardini frequentati da adulti e bambini, e noi dentro con la mascherina azzurrina, a rispondere a cittadini per lo più nervosi che si rammaricavano del ritardo sulla disinfezione delle strade, o della chiusura del negozio di scarpe, o si irritavano se gli chiedevamo conto dei loro spostamenti. Poi, i primi riscontri positivi al Mostro Covid-19. In pochi giorni l’irritazione è diventata paura, e chiuse nelle prigioni delle proprie case , molte persone telefonavano alla Centrale per segnalare i propri vicini che portavano fuori il cane troppe volte, o i conoscenti che andavano a fare la fila al negozio di alimentari tutti i giorni, due volte al giorno. Ancora si percepiva la rabbia, insieme alla paura.

In tanti anni di servizio, più di venti ormai in questa città, non avevo mai vissuto una situazione simile. Sembra un’eternità che la vita appare sospesa, ma è solo la terza settimana, in cui abbiamo imparato a consumare le giornate su delle regole che adesso ci appaiono necessarie, e che anzi, invochiamo ed esigiamo da noi e dagli altri. Cosa è cambiato nel nostro lavoro? Sembra incredibile, ma alla fine non è cambiato quasi niente, siamo presenti perché le regole siano rispettate da tutti, per il bene di tutti…adesso però questo aspetto è percepito ben chiaro, e quello che è davvero cambiato è che finalmente ci vedete come siamo sempre stati, tutti dalla stessa parte, con la stessa paura e la stessa determinazione di fare il possibile per sconfiggere il mostro, per proteggerci e proteggere i nostri cari, e superare insieme questo periodo terribile.

Grazie di riconoscerci sotto la divisa e sotto le mascherine e di augurarci buon lavoro anche se vi abbiamo fatto fermare e controllato il rispetto delle regole, grazie di rispettarle, queste regole, anche se sono faticose e a volte dolorose. E soprattutto grazie ai bambini, che ancora riescono a sorriderci mentre ci salutiamo con la mano, in attesa del giorno in cui potremo sorridere tutti, di nuovo.

L’Agente 9, Fabiola.

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