Londa

Eolico a Londa, scontro sul progetto: il Parco dice no e parte la mobilitazione online

Sei torri da 200 metri vicino al Parco delle Foreste Casentinesi. Comunità del Parco contraria. Lanciata una petizione per fermare il progetto

Eolico

Il progetto di un impianto industriale mega-eolico nel Comune di Londa, ai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, continua a suscitare forti opposizioni istituzionali e territoriali. La Comunità del Parco ha infatti espresso parere contrario alla realizzazione dell’impianto, che prevede sei torri eoliche alte circa 200 metri sui crinali appenninici della Montagna Fiorentina, area di elevato valore ambientale e paesaggistico.

Il no è stato votato all’unanimità dai sindaci degli undici Comuni che fanno parte dell’ente Parco, confermando una posizione già ribadita anche dal Consiglio direttivo.

Santini: “Non contro le rinnovabili, ma a tutela del territorio”

A presentare la proposta di contrarietà è stato Luca Santini, sindaco di Pratovecchio Stia e presidente della Comunità del Parco, nonché presidente nazionale di Federparchi.

«L’intenzione della mia proposta e del voto finale della Comunità – ha spiegato Santini – non è certo quella di andare contro le energie rinnovabili, ma di tutelare gli interessi e gli obiettivi che il Parco si pone».

Secondo il presidente, un impianto di tali dimensioni, pur collocato formalmente fuori dal perimetro dell’area protetta, risulterebbe incoerente con le finalità di tutela ecologica, paesaggistica e socioeconomica del Parco, data la sua immediata vicinanza ai confini dell’area naturale.

Crinali ricchi di biodiversità a ridosso del Parco

L’impianto proposto dalla società Hergo Renewables andrebbe a interessare crinali appenninici di grande valore naturalistico, caratterizzati da un’elevata biodiversità e dalla presenza di specie protette.

Si tratta di aree che, secondo le indicazioni della Strategia Nazionale per la Biodiversità, dovrebbero essere riconosciute come zone cuscinetto del Parco Nazionale. La strategia prevede infatti di incrementare entro il 2030 le aree protette dal 15 al 30 per cento, anche attraverso l’ampliamento dei confini delle aree già tutelate.

I rischi: paesaggio, turismo e valore del territorio

Secondo i promotori della mobilitazione, il progetto non porterebbe benefici diretti alle comunità locali.
L’energia prodotta verrebbe infatti immessa direttamente nella rete nazionale, senza ricadute sulle bollette dei residenti.

Al contrario, il territorio rischierebbe:

  • svalutazione immobiliare e dei terreni
  • alterazione permanente del paesaggio
  • degrado ambientale
  • compromissione del turismo naturalistico, una delle principali risorse economiche dell’area

Un processo che, in nome della transizione energetica, potrebbe avviare una industrializzazione irreversibile dei crinali dell’Appennino.

Le alternative: Comunità Energetiche Rinnovabili

Nel dibattito emerge anche la proposta di un modello energetico alternativo. Le associazioni e i cittadini contrari all’impianto indicano come soluzione la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili, basate su:

  • fonti rinnovabili diffuse
  • assenza di consumo di suolo
  • gestione cooperativa e associativa
  • partecipazione democratica e senza scopo di lucro

Un modello che, secondo i promotori, consentirebbe una transizione ecologica realmente sostenibile, senza sacrificare ambiente, paesaggio e identità dei luoghi.

La petizione online: “Difendiamo l’Appennino di Londa”

A sostegno della posizione contraria al progetto è stata lanciata anche una petizione online, che chiede di fermare l’impianto eolico e di tutelare i crinali dell’Appennino, porta di accesso al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

👉 La petizione è disponibile a questo link, clicca qui per firmare

I promotori invitano cittadini, associazioni e istituzioni a firmare per difendere un modello di sviluppo più equo, duraturo e rispettoso della natura, fondato su regole chiare, trasparenza e partecipazione.

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