Frode fiscale per sei milioni all'azienda hi-tech. L'inchiesta partita dal Mugello

La società (della quale non è stato rivelato il nome) conta delle sedi anche in Mugello e si occupa di forniture (tramite contratti) di materiale informatico ad altre società

Cronaca
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di Nicola Di Renzone
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Guardia di finanza © Guardia di finanza

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, a conclusione di una complessa indagine che ha permesso di accertare una frode fiscale “a carosello” all’I.V.A., hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo diretto e per equivalente del valore complessivo di circa 6,5 milioni di euro - emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze su richiesta del Dott. Fabio Di Vizio - Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Firenze - nei confronti di una società fiorentina operante nel settore della commercializzazione di apparecchiature hi-tech (pc, tablet, memorie, software,…), di due soci amministratori nonché di un terzo soggetto.

L’attività, sviluppata in Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia, ha consentito allo stato di sequestrare 2 appartamenti nonché oltre 400.000 euro tra saldi di conti correnti, contante, quote societarie e veicoli di grossa cilindrata.

L’indagine è nata da una verifica fiscale effettuata dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Borgo San Lorenzo e ha permesso di rilevare che la società, nell’arco di diversi anni, ha preso parte a un più ampio meccanismo di evasione all’IVA con acquisti intra-europei di beni per oltre i 30 milioni di euro; nei rapporti commerciali con i fornitori comunitari si sono interposte 9 società con sede a Roma, Milano e Napoli, che non hanno assolto gli obblighi di versamento delle imposte e che, variamente, sono risultate del tutto inesistenti, dedite ad altro o rappresentate da soggetti di fatto estranei alla gestione. In un caso, la società risultava amministrata da un soggetto che si trovava in carcere.

I beni rientravano nei paesi di provenienza, in particolare Polonia, Olanda, Ungheria, Romania, Cipro e Repubblica Ceca, in parte anche attraverso ulteriori società “filtro” con sede in Lombardia, Veneto e nel Lazio e le perquisizioni effettuate nel corso dell’indagine hanno consentito di rinvenire e sequestrare una notevole mole di documentazione nonché di dati informatici relativi alle transazioni commerciali, le cui partite finanziarie venivano spesso regolate su conti correnti esteri.

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