La mobilitazione contro l’eolico industriale sui crinali della Valdisieve ha segnato un punto di svolta sabato 15 febbraio a Rincine. Durante un affollatissimo convegno tecnico-informativo, la comunità locale ha manifestato un’opposizione netta al progetto presentato da Hergo Renewables, che mira a installare sei torri eoliche alte 200 metri in un’area di altissimo pregio naturalistico. L’incontro, promosso dai comitati TESS e Crinali Liberi insieme a Italia Nostra, ha evidenziato come l’opera andrebbe a impattare pesantemente su un ecosistema delicato, situato a pochissima distanza dai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Le criticità emerse durante il dibattito toccano diversi ambiti, a partire da quello legale e della trasparenza. L’avvocato Michele Greco ha denunciato una preoccupante mancanza di trasparenza istruttoria, citando la secretazione dei dati relativi alla ventosità dell’area, un elemento che impedisce una reale valutazione del rapporto costi-benefici. Dal punto di vista della sicurezza, sono stati sollevati dubbi sulla distanza di caduta di eventuali frammenti e sulle pesanti restrizioni che le torri imporrebbero ai protocolli di elisoccorso e lotta agli incendi. Anche Francesco Pratesi (Italia Nostra) ha ribadito la sproporzione tra il sacrificio ambientale richiesto e l’effettiva resa energetica, definendo l’operazione un’aggressione a un paesaggio unico.
Sul piano geologico e infrastrutturale, i dati forniti dall’architetto Giovanni Ruffini e dai tecnici presenti tratteggiano uno scenario allarmante. I siti individuati per il posizionamento degli aerogeneratori ricadono in zone soggette a instabilità idrogeologica e frane attive. Per permettere il transito dei componenti, la viabilità di crinale dovrebbe essere stravolta: gli attuali sentieri di tre metri verrebbero trasformati in “autostrade” larghe quindici metri, con un massiccio utilizzo di cemento per le piattaforme di base. Un impatto che metterebbe a rischio non solo la stabilità del terreno, ma anche specie protette come l’aquila reale, il cui habitat verrebbe irrimediabilmente frammentato.
Il dibattito si è poi spostato sulla rete, dove numerosi esponenti hanno espresso la propria ferma contrarietà. Tatiana Bertini (Comitato No Eolico Firenzuola) ha affidato ai social una riflessione sul valore etico della tutela ambientale, sostenendo che la vera transizione passi dalle comunità energetiche e non da impianti industriali che degradano i boschi. Anche la consigliera Laura Barlotti ha ribadito via web la necessità di proteggere il paesaggio da speculazioni che non portano vantaggi reali ai cittadini in termini di bollette. Al momento, la richiesta verso la Regione Toscana è chiara: fermare l’opera, in linea con il parere contrario già espresso dal Parco Nazionale e da ben undici sindaci del territorio.







