Londa

A Londa, Comune del Parco Nazionale, le pale non devono girare

Non c’è pace per i crinali dell’Appennino tosco - romagnolo, per l’Appennino mugellano e per la Montagna Fiorentina. La nota della Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica senza speculazione

Crinale di Croce a Mori che guarda al Mugello

In assenza di rigorosa pianificazione nazionale e regionale delle aree idonee,l’assedio delle Società eoliche ai confini del Parco Nazionale Foreste Casentinesi prosegue proprio in quelle aree che gli ecologisti a più riprese e gli 11 Sindaci della Comunità del Parco Nazionale indicano fra le prime a dover essere riconosciute aree protette in ordine alla Strategia Nazionale della biodiversità, che entro il 2030 deve vedere la Toscana raddoppiare le aree protette esistenti. La Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica senza speculazione, vorrebbe vedere innanzitutto rispetto della Montagna Fiorentina per le qualità specifiche paesaggistiche, naturalistiche e turistiche di Londa e San Godenzo.

Lo “spauracchio”, come è stato definito recentemente l’impianto industriale eolico Monte Giogo di Villore su di una rivista web fiorentina, mostra tutte le numerose criticità che sono state ampiamente illustrate nel Convegno organizzato a Castagno d’Andrea col patrocinio del Comune di San Godenzo il 30 settembre scorso. La difesa dell’Appennino mugellano di Londa, Comune del Parco Nazionale, sua Porta di accesso e Montagna Fiorentina insieme a San Godenzo, a livello politico è trasversale. Amministrazioni di segno e composizione politica diversi sono unite nell’avere espresso parere contrario al Progetto eolico Londa.

Il Comune di Dicomano PD, interessato all’opera, non ha fatto Delibera di parere contrario all’impianto, mentre il Comune di San Godenzo e di Rufina, Comune quest’ultimo interessato all’opera, sono entrambi guidati da Liste civiche che hanno espresso Delibera di parere contrario al Progetto eolico Londa, come i Comuni di Reggello e di Pelago dell’Unione Valdarno Valdisieve. La farsa del teatrino della strumentalizzazione politica, ventilata a più riprese nel caso di Londa, come si evince dalla realtà dei fatti, sta a zero.

I crinali, la sentieristica CAI nazionale ed  europea deforestata, sbancata e coperta di cemento di Villore e di Corella mostrano a tutti  l’insostenibilità ambientale di progetti eolici industriali che trasformano in modo irreversibile e permanente ecosistemi montani ricchi di biodiversità, di acqua, di foreste, habitat di  specie protette, in siti industriali privati di tutele ambientali e vincoli paesaggistici, persi alle produzioni locali e alle attività legate al turismo lento escursionistico e naturalistico.

La Transizione energetica per essere verde ed ecologica necessita di corretta e rigorosa pianificazione, i confini delle aree protette non possono essere ridotti   a siti industriali di impianti mega eolici con torri alte 200 metri.

In questo caso vediamo uno schieramento politico composito ed eterogeneo che dimostra come i crinali di Londa siano un patrimonio comune caro alla popolazione e alle Amministrazioni del territorio, indipendentemente dal colore politico e costituiscano un fondamentale e insostituibile corridoio ecologico tra il Parco Nazionale, la Consuma, la Riserva biogenetica di Vallombrosa e il Pratomagno.

Le allusioni a ipotetiche, quanto inesistenti, scaramucce politiche non possono rimandare invece una Delibera del Comune di Londa di parere contrario al Progetto eolico Londa e l’allargamento dei confini del Parco Nazionale come San Godenzo, Montagna Fiorentina anch’esso, ha avviato tramite la convocazione di Assemblee consultative cittadine. Ciò che non è avvenuto nel Consiglio comunale di Londa del 24 febbraio scorso, nonostante la mozione della minoranza ne facesse richiesta.

Il Comitato Crinali Liberi Londa, i Comitati Territoriali uniti dell’Appennino mugellano, la Coalizione ambientale TESS ribadiscono il loro impegno per una Transizione ecologica senza speculazione e senza consumo di suolo che si orienti verso la democrazia energetica di CERS fondate sull’autoproduzione e l’autoconsumo partecipato e solidale.

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